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Il dono del mare

 By Eniday Staff

Sfruttare la forza del vento per trasformarla in elettricità è divenuta una pratica molto diffusa, con decine di migliaia di aerogeneratori in funzione in tutto il mondo…

Così come lo è diventata l’attività di irraggiamento solare per riscaldare l’acqua o per generare direttamente energia elettrica. Metodi che contribuiscono al bilancio energetico nella transizione verso un crescente ricorso alle fonti rinnovabili, necessario per rallentare il cambiamento climatico globale. Oggi un altro prezioso e immenso tesoro custodito dalla natura diventa nostro alleato come fonte di energia: il mare. L’energia del moto ondoso costituisce, infatti, davvero una riserva sconfinata. Secondo la stima che ne danno ENEA e RSE, il potenziale energetico dei mari e degli oceani del pianeta sarebbe di 80 mila miliardi di chilowattora all’anno, ovvero circa cinque volte il fabbisogno annuale di energia elettrica del mondo intero.

Energia da “imbrigliare”

Ma quella del mare è un’energia “dal brutto carattere”, potremmo dire. È difficile raccoglierla, i macchinari necessari sono spesso complessi e le acque del mare ne possono corrodere le strutture. Inoltre, non è sempre facile trasportare l’elettricità così prodotta verso i luoghi del suo utilizzo. Peccato – verrebbe da dire – perché il moto ondoso funziona come un immenso accumulatore di energia, proprio perché la forza che il vento trasmette alle acque si mantiene per molto tempo, anche quando ha smesso di soffiare.
A meno di non voler conciliare esperienze diverse per realizzare un risultato inedito. Ed è proprio quello che ha deciso di fare Eni insieme al Politecnico di Torino e al suo spin-off Wave for Energy (W4E), in partnership con Terna, Fincantieri e Cassa Depositi e Prestiti, per trasformare un progetto pilota in una piattaforma industriale. Si chiama Intertial Sea Wave Energy Converter (ISWEC) ed è il primo impianto sperimentale al mondo di generazione elettrica integrata da moto ondoso e fotovoltaico, già in funzione da marzo 2019 nell’offshore di Ravenna.

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ISWEC (Intertial Sea Wave Energy Converter) è il primo impianto sperimentale al mondo di generazione elettrica integrata da moto ondoso e fotovoltaico (sine.ni.com)

La tecnologia innovativa dell’impianto ISWEC è frutto del know how di Eni e delle ricerche del Politecnico torinese insieme a Wave for Energy. La macchina funziona grazie a un sistema inerziale che sfrutta il moto ondoso: le onde provocano un movimento dello scafo che si trasmette a un volano che, per effetto giroscopico, produce un moto utilizzabile per generare energia elettrica.
Ma la vera innovazione del sistema ISWEC di Eni e W4E si ritrova in due caratteristiche principali: la possibilità di sintonizzare la macchina in funzione delle variazioni dello stato del mare e non avere – come, invece, accade nella quasi totalità degli altri sistemi di cattura del moto ondoso –  alcun componente meccanico mobile immerso nell’acqua, mantenendosi così al riparo da corrosioni e deterioramenti. In un’unica formula: pochissima manutenzione ed elevata efficienza energetica, che si riscontra nel picco di potenza fatto registrare dal prototipo di oltre 51 kW.
Un candidato ideale per lanciare un programma di realizzazioni su scala industriale e che ha già messo le basi per un primo impianto di taglia ben maggiore entro la fine del 2020. La porta – tutta italiana – per rubare al mare la sua enorme riserva di energia è dunque aperta.

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