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La turbina di Archimede

 By Robin Wylie

Per la maggior parte della sua storia la vite inventata da Archimede ai tempi dell’antica Grecia è stata usata in agricoltura, per portare l’acqua del sottosuolo nei fossi d’irrigazione. Nell’ultimo decennio, tuttavia, la vecchia vite è risorta a nuova vita nella turbina idroelettrica. Robin Wylie spiega in che modo questo strumento è utilizzabile come generatore di energia pulita, economico e facile da gestire, specie nei piccoli e medi progetti idraulici “lungo il corso del fiume.” E senza bisogno di dighe…

La storia dell’energia rinnovabile è generalmente fatta di tecnologie avanzate e idee moderne, ma può anche voler dire guardare sotto una nuova luce le tecnologie già esistenti. Un buon esempio ne è il settore idroelettrico dove un’invenzione dei tempi dell’antica Grecia è “risorta” di recente. La vite di Archimede sembra una cosa complessa eppure, come molte grandi invenzioni, non lo è affatto. Consiste in una fila di sottili lamine attaccate ad un albero centrale (che assomiglia ad un enorme fusillo di pasta), usata per secoli come una semplice pompa per acqua. Per la maggior parte della sua storia la vite è stata infatti usata in agricoltura, per portare l’acqua del sottosuolo nei fossi d’irrigazione. Nell’ultimo decennio, tuttavia, questo antico strumento è risorto a nuova vita nella turbina idroelettrica. Il processo è semplice: la vite di Archimede è generalmente usata per portare l’acqua dal fondo dello strumento alla superficie facendo ruotare manualmente l’albero centrale. Se invece l’acqua corrente viene introdotta dalla sommità della vite il processo s’inverte: ruotando il perno l’acqua scorre verso la base della vite. Vi si colleghi un generatore disponibile ed ecco fatto! Avremo una turbina idroelettrica.

Non solo. Parliamo di una turbina con vantaggi sostanziali: è estremamente semplice nel disegno perciò economica, robusta e facile da gestire. L’orientamento delle lame consente che i residui dell’acqua passino attraverso la turbina senza conseguenze, il che riduce l’esigenza di filtrare l’acqua, tagliando ulteriormente i costi.

Foto tratta da www.flickr.com
La famosa vite di Archimede

Le turbine secondo lo stile di Archimede sono particolarmente utili per i piccoli e medi progetti idroelettrici, in quanto lavorano al meglio in acque dal corso lento (in termini tecnici la loro resa è ottimale quando la “testa” dell’acqua scorre a 5 m o anche meno). Ciò significa che queste turbine sono adattissime per generatori idraulici ecologici “lungo il corso del fiume” (del tipo che non richiede dighe).

L’idea di usare la vite di Archimede come turbina non è nuova: è stata brevettata nel 1922 ma la recente popolarità di questa tecnologia potrebbe essere il riflesso della crescita di progetti idroelettrici più piccoli e locali. Insomma non sarà una novità per gli agricoltori, ma per chi cerca elettricità verde a buon mercato, il suo potenziale è ancora tutto da sfruttare.

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Robin Wylie