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864 server sotto i mari

 By Luca Longo

Un intero centro elaborazione dati è affondato. E Microsoft l’ha pure fatto apposta…

Qual è l’ultimo posto al mondo dove piazzereste un centro di elaborazione dati? Ma proprio l’ultimo ultimo ultimissimo?
In mezzo a una enorme risaia? Sbagliato: Eni l’ha già fatto con il Green Data Center dove abita HPC4, il computer industriale più veloce del pianeta.
Mhhh… Forse sotto un vulcano attivo? Sbagliato di nuovo: ENEA ha da poco acceso CRESCO6 al Centro Ricerche di Napoli Portici, proprio sotto il Vesuvio.
Allora sotto il mare? Ecco, ci siamo.  A chi non è mai capitato di beccarsi un temporale e scoprire che lo smartphone è andato a mollo? Mai rovesciata una tazza di caffè sulla tastiera? Ecco, in quel momento abbiamo compiuto l’osservazione sperimentale che elettronica e acqua non stanno bene insieme.

Ma Microsoft ci ha pensato su ed ha deciso di provarci lo stesso.

Dopo un primo esperimento partito nel 2015 un km al largo dalla costa americana occidentale, la società di Redmond ha appena avviato la seconda fase del progetto Natick. Si tratta di installare e gestire un vero centro elaborazione dati in mare. Anzi: sotto il mare.

L’Atlantide dei dati

Al largo delle isole Orcadi, a nord della Scozia, sta sorgendo il “Northern Isles” (codice di identificazione marittimo “SSDC-002”). Si tratta di una struttura sottomarina lunga 12,2 metri e del diametro di 3,2 m, più o meno le dimensioni di un container. Dentro sono ospitati 12 racks contenenti 864 server Microsoft standard con acceleratori FPGA e 27,6 Petabytes di spazio di archiviazione su dischi.
Per capirci, il centro sottomarino – che si prevede verrà installato in soli 90 giorni – ha la potenza di calcolo di qualche migliaio di pc e può contenere dati equivalenti a circa 5 milioni di film. È interamente gestito in remoto e in tempo reale da operatori collegati sulla terraferma. L’atmosfera interna è priva di ossigeno ed è costituita da solo azoto secco, quindi non ci si respira tanto bene, ma è l’ambiente ideale per tenere fuori la polvere e la ruggine. Si stima che possa cavarsela da solo e senza intervento umano per circa cinque anni.

Il progetto Natick in fase di test

Ma qual è il motivo di tutto questo? In realtà sono più di uno. Il primo è che tutto il complesso consuma 240 kW e l’acqua è efficientissima per smaltire il calore sviluppato dai computer: ha un calore specifico quattro volte superiore a parità di peso e, soprattutto, 4000 volte superiore a parità di volume. Ma questo lo avevamo già scoperto da soli la prima volta che siamo tornati a casa fradici dopo esserci beccati un temporale imprevisto…
Per questo, Natick è raffreddato semplicemente facendo circolare l’acqua del mare all’interno del data center (ma sempre tenendola ben lontano dai circuiti!) grazie a 12 scambiatori di calore, uno per ciascuno dei racks.
Si prevede un minor numero di problemi legati alla corrosione dei connettori o alla presenza di pulviscolo proprio perché l’atmosfera del datacenter è chiusa e priva di ossigeno. Non saranno più possibili danni causati da insetti che si sono fatti la tana al calduccio proprio vicino ai processori, come accadeva nei primi computer (vi siete mai chiesti come è nato il termine “bug” per indicare un errore informatico?).
Infine, il posizionamento in mare rendere il centro di elaborazione più vicino ai potenziali utenti finali: infatti, oltre la metà della popolazione mondiale vive entro 200 km dalla costa. Si ridurrebbe così il tempo di latenza, cioè il tempo – a volte non trascurabile – che impiegano i dati per viaggiare alla velocità della luce su e giù lungo i cavi o le fibre ottiche fra il centro dati e gli utilizzatori.
Ma il bello di Natick è che l’energia che consuma viene interamente prodotta da una combinazione di pale eoliche e batterie di pannelli solari sulla costa combinati con sistemi di captazione dell’energia delle onde e delle maree. Risulta così praticamente a zero emissioni.
Per ora l’unico pericolo è che questo grosso cilindro grigio e caldo che vibra, assorbe e spruzza fuori acqua attiri l’attenzione di qualche balena in cerca di compagnia… o con una certa passione per l’informatica.

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Il team del progetto Natick

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informazioni sull'autore
Luca Longo
Chimico industriale specializzato in chimica teorica. Si occupa di calcolo scientifico da 30 anni. Lavora nella ricerca di nuove tecnologie per l’energia. In tutto quello che fa, ama andare fino in fondo.