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Extir FL 3000, il polistirolo sostenibile

 By Michela Bellettato

L’estate si saluta estraendo dall’imballaggio le sei bottiglie di prosecco per metterle al fresco, accogliendo i primi amici giunti con vasche zeppe di gelato artigianale, estendendo l’invito ai tre simpatici operai che stanno preparando all’invernata il condominio di fronte col cappotto termico. E con l’amica amante del riciclo creativo, che si avventa sugli imballaggi del vino, del gelato e sugli operai, chiedendo loro di metterle da parte qualche ritaglio di pannello isolante…

È questo il momento in cui il gruppo inizia ad ascoltarla con il sottofondo delle hit del momento. Lei racconta come sia divertente e utile trasformare pezzi di polistirene in sottovasi, portaoggetti, lettere giganti e decorazioni natalizie. Ma soprattutto, mentre intaglia, riveste e dipinge quei leggeri e candidi scampoli, pensa a come abbiano avuto origine.
Il polistirene espandibile nasce dalla polimerizzazione dello stirene, cioè mettendo in fila, come in una catena, molecole di stirene prodotte a loro volta dalla lavorazione di derivati del petrolio. Lo stirene è un olio trasparente che viene scaldato per accelerare la sua polimerizzazione che è una reazione spontanea che libera calore. Un altro modo per ottenere il polistirene è mantenere lo stirene sospeso in acqua con una piccola quantità di sostanza che innesca la formazione del polimero che viene poi separato in forma di perle ed essiccato.

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Un modello della molecola di stirene (Ben Mills, Wikimedia)

Ma l’ingrediente per conferirgli la sua tipica leggerezza è il pentano, un idrocarburo che viene inglobato nelle perle di polistirene durante la loro formazione nella sospensione acquosa; per provocare l’espansione delle particelle si fornisce calore, sotto forma di vapore acqueo,  che contemporaneamente rammollisce la plastica e  la rigonfia grazie all’evaporazione del pentano. In questo modo le perle aumentano  fino a 60 volte le loro dimensioni. Con successivi cicli di vapore/vuoto le perline si saldano l’una all’altra ottenendo la forma desiderata in base allo stampo in cui vengono convogliate.
Ecco che il polistirene espanso sinterizzato (EPS), noto anche come polistirolo, così prodotto, in virtù della sua leggerezza, resistenza agli urti, isolamento termico, e compatibilità ambientale può partecipare alla festa come imballaggio e isolante.

Versatilità del polistirene

Certo, può essere scomodo dover raccogliere le svolazzanti palline che frequentemente si staccano dai bordi spezzati. C’è chi, come Versalis , società chimica di Eni, ha pensato di sviluppare nel suo stabilimento di Mantova, un tipo di polistirolo, Extir® FL 3000, che non rilascia perline singole oltre a impiegare una quantità ridotta di agente espandente abbattendo le emissioni e il consumo energetico. In più, per certe applicazioni, i manufatti possono essere riutilizzati più volte. Dopo essersi rinfrescata la gola con qualche bollicina, l’amante del riciclo creativo sottolinea che per rendere recuperabile un oggetto è fondamentale progettare la sua produzione prevedendo possibilità e modalità di reimpiego.

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Un contenitore realizzato con Extir® FL 3000

Le fasi che ne precedono e seguono l’uso non sono svincolate tra loro ma collegate in un meccanismo di circolarità. Posando il bicchiere, fa poi presente come il polistirolo espanso sia già una resina completamente riutilizzabile; può essere macinato e miscelato con nuove perline per produrre altri oggetti, o, ancora, aggiunto come inerte leggero in malte, trasformato in polistirene compatto per lo stampaggio di grucce o altri oggetti oppure impiegato per recuperare energia. Il nostalgico saluto all’estate viene così alleggerito dal 98% di aria contenuta nel polistirolo espanso, oltre che dalle bollicine che scoppiettano nei bicchieri dell’allegra compagnia.

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Michela Bellettato
Geologa, dagli atomi alle stelle passando per la Terra