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I trattori intelligenti

 By Francesca Murgolo

Coltivare i campi, produrre energia verde e riciclare i rifiuti con una sola macchina. La seconda generazione di prototipi di trattori a metano promette di cambiare profondamente il lavoro degli agricoltori. Francesca Murgolo racconta come sarà possibile…

Cani, gatti, oche, galline, maiali, solitamente anche cavalli. E poi distese di campi coltivati, svariati alberi da frutto e numerose piantagioni: non è difficile elencare gli elementi che si possono trovare in un tipico scenario di campagna. Nella classica fattoria non può ovviamente mancare il contadino a bordo del suo fedele trattore, che nell’immaginario comune è di solito un modello un po’ vecchiotto, piuttosto lento e rumoroso.

Nulla di più lontano dalla realtà. L’agricoltore di oggi ormai lavora con mezzi moderni, silenziosi ed efficienti, che gli permettono di condurre la sua azienda agricola in maniera produttiva e attenta all’ambiente. Ma la rivoluzione delle campagne non è finita qui… E se il nostro agricoltore potesse utilizzare uno tra i carburanti meno inquinanti al mondo? Il progetto non è poi così assurdo, soprattutto se c’è di mezzo il metano.

Il primo prototipo di trattore alimentato con questo combustibile, il T6 Methane Power, lo ha lanciato la New Holland nel 2013, e lo scorso anno l’azienda ha presentato all’Expo la seconda generazione di macchine, con l’obiettivo di lanciare presto la produzione su scala industriale. L’idea dietro il progetto è quella di alimentare le macchine agricole con carburanti meno inquinanti rispetto a quelli tradizionali, ma senza rinunciare a performance di alto livello. Come spiega Stefano Fiorati, Tractor Innovation & Advanced Engineering Manager del gruppo CNH Industrial che ha sviluppato il progetto, “il trattore a metano presenta l’80% di emissioni inquinanti in meno rispetto a un normale trattore diesel ed è già conforme ai futuri obiettivi in materia di gas a effetto serra, che si prevede richiederanno un abbattimento del 20% delle emissioni in Europa entro il 2020. Le emissioni di CO2 possono essere ulteriormente ridotte con l’utilizzo di biometano, cioè di metano derivato dalla biomassa.”

Gli agricoltori stanno diventando sempre più tecnologici e innovativi

Si tratta dunque di arrivare a produrre il combustibile direttamente dalle sostanze organiche, grazie a un primo processo di purificazione del biogas, ricavato a sua volta dai rifiuti urbani o addirittura dagli scarti agricoli. Una notizia interessante per chiunque lavori in fattoria: in pratica, tutto ciò che avanza dopo aver coltivato i campi, come le foglie di mais, la paglia in eccesso e perfino il letame, può diventare energia per le macchine agricole. “La generazione di energie alternative e sostenibili è il concetto centrale dell’azienda agricola energicamente indipendente (Energy Independent Farm),” spiega Stefano Fiorati, e ha l’obiettivo di ricavare direttamente dai prodotti della fattoria il combustibile necessario per i trattori.

Quello che si genera è un vero e proprio circolo energetico virtuoso, in cui “il biometano generato da fonti rinnovabili attraverso l’impianto di biomassa dell’azienda agricola alimenta i trattori e produce l’elettricità che serve a far funzionare l’azienda intera”. Il valore aggiunto del biometano sta dunque qui, nella sua capacità di generare combustibile e al contempo fornire energia per un intero edificio, con un significativo guadagno per l’ambiente, oltre che per gli stessi agricoltori: produrre “in casa” il combustibile significa infatti tagliare del 40% le spese per il carburante.

La produzione in loco del biometano permette inoltre di superare quello che fino ad ora è il più grande limite dei trattori a metano; la scarsa autonomia. Con le attuali bombole infatti, che hanno una capacità di circa 300 litri, la macchina è autonoma per circa mezza giornata; allestendo un impianto di produzione di biomassa direttamente in azienda si riduce la distanza che il mezzo deve percorre per rifornirsi, e aumenta quindi la durata dell’operatività.

Nel corso del 2016 il prototipo di seconda generazione è stato testato sul campo da alcune aziende agricole italiane, spagnole e inglesi, e sono previste altre prove in altri paesi europei, per raccogliere dati e informazioni utili a sviluppare ulteriormente il progetto. L’obiettivo è arrivare, in 3-5 anni, al completamento della macchina e alla produzione commerciale.

Buone notizie dunque per il nostro agricoltore. Già oggi lavora con macchine moderne e dalle emissioni ridotte, ma domani potrà farlo con mezzi in grado di riciclare facilmente i rifiuti agricoli; nel frattempo, meglio cominciare a fare un po’ di posto, tra l’aia e le piantagioni, per il nuovo arrivo.

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