Technology

Ravenna e il festival dell’energia

 By Gabriella Galloro

Ampolle colorate, edifici costruiti con nuovi pannelli fotovoltaici, formule chimiche e video che raccontano l’impegno di Eni verso la transizione energetica. Vi raccontiamo l’area del Cane a sei zampe all’OMC (Offshore Mediterranean Conference) di Ravenna, dedicato al tema della transizione verso un futuro low carbon e del Mediterraneo come hub del gas…

Rametti di una pianta spontanea proveniente dal Nord del Messico e dal Sud degli Stati Uniti, più precisamente dall’Arizona, biocarburanti e lubrificanti ecosostenibili, pannelli solari organici e concentratori solari, il gas naturale come ponte verso un futuro a basso impatto ambientale. Apparentemente sembrano argomenti slegati tra loro, ma allo stand Eni all’OMC queste nuove tecnologie dialogano tra loro e ci portano verso un futuro più sostenibile. Lo stand si apre con il modellino della piccola vedetta dei mari, il Clean Sea (già portato nell’edizione scorsa) per raccontare il primo robot autonomo per le attività di monitoraggio e ispezione di impianti Oil&Gas sottomarini, ma la sfida che mi aspetta è ancora più difficile: come fare a spiegare con parole semplici la complessità delle ricerche che si stanno sviluppando in Eni?

Ci proviamo con un viaggio virtuale e cominciamo proprio da questa pianta spontanea, il Guayule, sulla quale è attiva Versalis, uno dei maggiori player della chimica internazionale e della ricerca di fonti alternative di origine naturale. Il guayule è un arbusto che richiede poca acqua e nessun pesticida ed è facilmente coltivabile anche nel sud Italia. L’arduo compito di spiegarmi come viene trattata questa pianta tocca a Cecilia Querci, responsabile del progetto di estrazione e valorizzazione dei componenti del guayule. Lei e altri 30 ricercatori del Centro Ricerche Green Chemistry di Versalis a Novara, sono riusciti a progettare un modello di piattaforma di bioraffineria in cui il prodotto di partenza non è una fonte fossile ma è la pianta del guayule. Attraverso formule chimiche e parole che a un primo ascolto sono incomprensibili come bagassa – che a poco a poco diventano familiari e amichevoli – agli zuccheri C5 e C6 (che non sono il nuovo modello di auto di una nota casa automobilistica), Versalis è riuscita a sfruttare tutte le componenti della pianta – dal fusto alle foglie. Queste vengono trasformate in prodotti che possono trovare diverse applicazioni pratiche: dalla gomma naturale alla cosmetica, dalla farmaceutica agli adesivi. Una sinergia che unisce la chimica da fonti rinnovabili alla catena di processo tradizionale della chimica. Un aspetto che già così è entusiasmante… ma il viaggio non è che all’inizio.

La pianta del guayule che sta studiando Versalis

Cambio bacheca e di fronte mi trovo altre ampolle, altre tecnologie da analizzare. Per il Green Diesel ed Eni Diesel+ conosco Silvia Faccini e Luca Baldini, che si occupano di sviluppo carburanti e assistenza tecnica. Insieme al prodotto finito, tante piccole ampolle che contengono l’olio di palma, l’olio usato per friggere (quello del MC Donald’s giusto per capirsi) ed il bio-olio ottenuto dalla frazione umida dei rifiuti urbani (che è ancora in fase sperimentale e che abbiamo raccontato in un docu-film realizzato con Discovery Channel), ci rivelano un progetto più ampio: quello della trasformazione della raffineria di Venezia in bio-raffineria. Un racconto di pochi minuti, in cui Silvia e Luca riescono a farmi ripercorrere un intero processo di conversione di materiale organico, che in natura richiede ere geologiche mentre nella bio-raffineria di Venezia si realizza in un singolo ciclo di produzione dal quale si ottiene il Green Diesel.

A Maria Di Pilla e Paolo Muscetta il compito di portarmi nel mondo dei lubrificanti, prodotti pensati per lubrificare appunto apparecchiature e motori. Questa volta ad attirare la mia attenzione sono dei nomi accattivanti come l’Eni Arnica ESB 46, l’Eni Lamix30 e l’Eni Eco Grease Plus 2. Tutti prodotti che hanno la caratteristica di essere eco compatibili, usati per applicazioni presenti in ambienti ecologicamente sensibili come quello marino, le lagune o le cave. Il primo, certificato Ecolabel, è stato pensato per lubrificare i circuiti idraulici, Eni Lamix 30, invece, è prodotto per la perforazione mentre l’Eni Eco Grease Plus 2, è un grasso ad alte prestazioni utilizzato soprattutto in ambiente marino.

Dal mondo del biofuel, basta fare qualche passo per trovarsi di fronte a nuove applicazioni per il solare. Qui Luca Longo e Clemente Aceto mi spiegano cosa si può fare attraverso le tecnologie solari studiate nel Centro Ricerche per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente di Novara. Mi trovo di fronte a un modellino di un palazzo costruito pensando di utilizzare i concentratori solari luminescenti (per gli amici LSC) e il fotovoltaico organico (OPV).  Due tecnologie innovative che non avendo vincoli di orientamento e potendo sfruttare l’illuminazione diffusa, possono essere posizionate su pareti e superfici che non hanno una perfetta esposizione al sole, ma che riescono a garantire comunque la continuità per la fornitura elettrica. Palazzi autosufficienti, quindi, che grazie al lavoro dei ricercatori Eni potrebbero diventare presto realtà.

Visitatori allo stand Eni di Ravenna

Ma il lavoro non si ferma qui! Perché non utilizzare i pannelli solari anche per alimentare i lampioni delle strade? Con combinazioni di pannelli OPV e lastre LSC è possibile realizzare anche delle barriere antirumore che catturano la luce e producono energia sufficiente per illuminare le strade stesse.

Non finisco di meravigliarmi di fronte alle potenzialità di queste due tecnologie applicate alla nostra quotidianità, che la mia attenzione viene catturata dal solare termodinamico a concentrazione. Luca (che ancora non si è rassegnato al fatto che io di chimica e fisica non ci capisco niente) me ne ha spiegato il funzionamento in un linguaggio più comprensibile: praticamente il CSP è un gigantesco girasole! Una parabola in cui al posto di pesanti specchi Eni ha posizionato dei film di materiale plastico riflettente ma leggero e flessibile, un tubo ricevitore su cui sono stati disposti 4 strati metalloceramici con proprietà tecniche di tutto rispetto: un’assorbanza del 95% e un’emissività del 7% a 400 C. E all’interno di questo tubo, un mix di Sali fusi (sempre brevettati dai ricercatori del cane a sei zampe) che rimangono liquidi anche se la temperatura scende fino ai 100-120 °C.

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A fare da cappello a questo percorso di Energy Transition, che ci porterà verso un utilizzo sempre maggiore di energia da fonti rinnovabili, abbiamo il gas naturale, che è il combustibile fossile con il più basso contenuto di carbonio a parità di energia prodotta. Ad accompagnarmi in quest’ultimo tratto del viaggio è Edoardo Podestà che mi spiega a che punto è la ricerca per la conversione e il trasporto del gas naturale, la separazione, il trattamento e la valorizzazione dello zolfo e dell’anidride carbonica in esso contenuti. Anche qui tante scoperte! Per esempio che il gas, attraverso un processo chimico, si può convertire in metanolo, che ha un mercato in crescita e può essere usato come combustibile nelle navi o nelle automobili, con conseguenti riduzioni della CO2, e che lo zolfo (presente nei nostri giacimenti sotto forma di idrogeno solforato) opportunamente separato dagli altri gas, può essere valorizzato attraverso la formulazione di fertilizzanti o la produzione di polimeri. Per non parlare della CO2 che ho scoperto potrà essere catturata direttamente dal tubo di scappamento delle automobili o, a livello industriale, potrà essere solidificata e combinata con materiale di scarto nell’industria mineraria, per essere trasformata in materiali inerti ed utilizzabili per l’edilizia.

Che storia! E stiamo parlando di studi e ricerche spesso già in stadio avanzato… un futuro più sostenibile è davvero possibile.

PER APPROFONDIRE: #EniRecord di Eniday Staff

informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.