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Alla velocità del Sole

 By Gabriella Galloro

Onda solare è un nome che a solo sentirlo mette il buonumore… ricorda l’estate, da un lato le passeggiate sul mare al tramonto, dall’altro il sole quello che ti abbronza, che rende allegri…

E’ in una di quelle giornate estive del luglio scorso, che durante i telegiornali si sente parlare di un team: Onda Solare con la loro Emilia4 stanno prendendo parte all’American Solar Challenge, la sfida americana per le vetture, appunto, a energia solare. Emilia4, autovettura che è riuscita a mettere insieme mondo accademico e industria, è l’unica auto europea a essere ammessa alla competizione. Ogni giorno a cercare notizie, a capire a che punto fosse il team italiano nei confronti delle altre squadre provenienti da tutto il mondo, e poi il 22 luglio gara conclusa: l’Italia vince sulle altre, al primo posto battendo Università di fama internazionale, come quella del Minnesota e quella di Waterloo (solo per citarne due), e aggiudicandosi il premio Mechanical design Award e il premio Best Battery Pack Design Award, superando il MIT e l’Università di Berckeley.

Orgoglio tutto italiano, per un misto di creatività, competenza e passione che hanno permesso di percorrere 3000 Km dal Nebraska all’Oregon utilizzando solo l’energia del Sole. Visto che l’energia è una bella storia, soprattutto in casi come questi, l’unica cosa da fare era riuscire a parlare con qualcuno del team e provare a raccontarla… ma come? Iniziamo con una ricerca su internet, hanno una pagina Facebook… ok, provo a scrivere, vediamo come va! Mi risponde in pochissimi minuti Fiorenzo (scusami ancora per averti chiamato Federico nella prima mail), uno scambio veloce e poi una chiacchierata al telefono, che si fa prima. Da qui la possibilità di parlare con due dei ragazzi che hanno partecipato alla gara, Stefano Maglio, team leader e Cristiano Fragassa, capo progetto, di Unibo.

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L’equipaggio è al lavoro con i test, il resto di team si rilassa nell’attesa

Loro sono proprio come ti aspetti che siano le persone di Onda Solare: appassionati, divertenti, rimarrei per ore a chiacchierare, disposti a riavvolgere il nastro non soltanto per ripercorrere le strade americane, ma a tornare ancora più indietro, quando tutto ha inizio. Perché ovviamente se oggi c’è un’Emilia4 significa che da qualche parte c’è stata un’Emilia1, ma anche una 2 e una 3.

Siamo nel 2005, quando un manipolo di appassionati unisce l’interesse per il sole a quello per le competizioni sportive. Nasce Emilia1, una biciletta a tre ruote, con una pedalata assistita da un motore elettrico, che riesce a qualificarsi terza al World Solar Challenge in Australia (la più grande competizioni internazionale per veicoli a energia solare), grazie a un team di sole donne.

Dopo due anni, nel 2007, si comincia a lavorare ad una nuova vettura, Emilia 2, che gareggerà per la prima volta nel 2011.  Emilia2, prima auto completamente solare. Anche questa volta i costruttori decidono di partecipare alla competizione australiana e anche se non si riesce a raggiungere il podio, rimane la voglia di puntare più in alto.

Nasce, quindi, Emilia3, simile a un quadriciclo elettrico a energia solare, con la quale il team partecipa al WSC Australiano (2013) ai Solar Challenge di Abu Dhabi (2015) e Marrakech (2015), alla CSA Atacama Solar Challenge in Cile (2016) arrivando secondi, all’Illumen European Solar Challenge (2016) salendo sul terzo gradino del podio per poi vincere al Moroccan Solar Challenge del 2016 e all’Albi Echo Race, in Belgio, nel 2017.

E’ a questo punto che nel cuore dell’Emilia Romagna viene fondato il team Onda Solare. Un gruppo che oggi conta circa 40 persone, con diverse specializzazioni, ma con una certezza: l’auto a energia solare è possibile.

Finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, il progetto è unico nel suo genere: creare una 4 posti che avrà 5 mq di pannello fotovoltaico, con un peso di meno di 300 Kg e una batteria con 500 Km di autonomia.

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Team al lavoro sulle fiancate dell'Emilia4

Ma per questo team un’altra scelta importante da fare: su quale circuito gareggiare? La scelta per tutti non poteva essere che una: tornare al World Solar Challenge… per tutti, tranne che per uno: Cristiano la vedeva in modo diverso: il terreno di gara doveva essere quello dell’American Solar Challenge.

E in un gruppo in cui ogni scelta viene discussa e approfondita, la decisione di Cristiano viene accettata. Subito, quindi, i “volontari del sole” si rimettono al lavoro. Per creare la vettura viene chiamato anche un esperto d’arte dall’Università di Belgrado… ma è dura far convivere la vena creativa con le necessità tecniche. Ma in qualche modo le due anime riescono a dialogare. Superato il primo ostacolo, subito se ne presenta un altro… i requisiti stilistici imposti dall’American Solar Challenge. “Se per noi, infatti,” continua Cristiano “l’automobile ideale è quella che si vede nelle piste di F1, per un americano l’eccellenza è rappresentata da una 4X4.” Il gruppo si rimette al lavoro. Fino al giorno della partenza. Il team di piloti è stato deciso, Morena, Ruggero, Denise e Marco (B.). Al seguito Lorenzo e i due Marco (P. e F.) definiti “i meccanici senza frontiere”, gli elettrici Davide, Carlo, Marco e Claudio e infine i due rimorchiatori Andrea e Giacomo. Sono tutti lì, pronti a sfidare le altre vetture. A guidare di giorno e lavorare di notte. A mettere in posizione il pannello nelle ore previste per la ricarica dei pannelli solari (perché per loro la vera sfida è anche il non dover mai ricaricare il pacco batterie dalla rete per tutta la durata della gara). Ma prima di ogni cosa l’importante è qualificarsi. E’ quella la parte più difficile. Nei primi giorni, infatti, squadre che tutti avrebbero date per scontate, come quella russa, sono state costrette ad andare a casa. Ma Emilia4 ce la fa. Passa tutti i test e riesce a trovarsi insieme alle altre 21 vetture qualificate (su 28 team iscritti) sulla griglia di partenza. Nel diario di bordo che la squadra aggiorna tutti i giorni, tanti gli aneddoti: dall’agnellino che fa compagnia a Morena durante la prima notte mentre lei è al lavoro sui cerchi di una delle ruote in carbonio, alla polizia del Minnesota che non solo ospita i nostri eroi per la notte ma li scorta per un po’ il giorno dopo e come non citare il dollaro portafortuna regalato dal sindaco di Burns.

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Lavori in notturna al cerchione in carbonio

Gli scienziati, però, possono essere scaramantici o sono sempre freddi e razionali calcolatori… beh, mi piace pensare che forse quello italiano sia un team un po’ diverso, in cui gli esperti uniscono formule e numeri a un briciolo di scaramanzia… e, tra tutto quello che mi è stato raccontato, una certezza c’è: in Emilia4, a salire sul primo gradino del podio sono stati la competenza, la tenacia e la passione: di chi è partito al seguito della vettura e di chi è rimasto a casa, consapevole di aver dato il massimo, di aver sottratto tempo alla famiglia e alle serate con gli amici, perché ha creduto in un sogno. Un futuro fatto di mobilità sostenibile, che forse non sarà di auto totalmente solari, ma di vetture che saranno un mix di rinnovabili, quello sì!

E per tutti gli appassionati l’appuntamento con Emilia4 è per il 28 settembre, alla notte dei ricercatori a Bologna, in cui il team Onda Solare sarà presente a spiegare il segreto del successo…

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informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.