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Ho visto droni che piantano alberi

 By Livia Formisani

Secondo i dati raccolti da uno studio di Nature del 2015, ogni anno vengono abbattuti 15 miliardi di alberi – vale a dire circa 476 al secondo. In aggiunta alle perdite legate alle attività umane, gli incendi boschivi negli Stati Uniti mandano tra 1,6 e 2 milioni di ettari di terreno in fumo e 340 milioni di ettari di terreno coperto da vegetazione, in tutto il mondo…

E questi sono solo due dei numerosi aspetti che impattano sul numero di alberi rimanenti al mondo. Oltre a rilasciare ossigeno e assorbire anidride carbonica, contrastando così il cambiamento climatico, gli alberi contribuiscono anche a filtrare gli agenti inquinanti dell’aria, a prevenire frane ed erosione del terreno, a raccogliere e purificare l’acqua, ma anche a proteggerci da condizioni meteo estreme e a garantire un po’ di refrigerio nelle aree urbane. L’importanza capitale che rivestono per la vita così come il tempo che necessitano per crescere, rendono gli alberi una risorsa particolarmente preziosa e da salvaguardare.
Ripiantare alberi – processo noto anche come riforestazione – è un’attività lunga e complessa, essendo svolta in gran parte a mano. Nell’ambito del processo di risanamento del terreno, la riforestazione dà un importante contributo al recupero di terreni degradati, alla ricostruzione di ecosistemi danneggiati e alla tutela della biodiversità. In un’epoca in cui i governi di tutto il mondo cercano di ridurre drasticamente le proprie emissioni di anidride carbonica e anni di coltivazioni a monocultura lasciano i terreni impoveriti di minerali e nutrienti, il risanamento è diventato una questione di rilevanza tanto economica quanto ambientale. Si registra infatti una crescita dell’“economia del ripristino” in grado di attrarre almeno 2 miliardi di dollari di capitali privati all’anno. L’ingresso di nuove società portatrici di tecnologie innovative nel mercato, consentono operazioni di ripristino più rapide ed efficaci che fungono da calamita per nuovi e importanti investimenti.

La riforestazione si diffonde: ripiantare un miliardo di alberi all’anno

Con l’obiettivo di piantare un miliardo di alberi all’anno, la società britannica BioCarbon Engineering sta adottando un approccio innovativo alla riforestazione: i droni. Lauren Fletcher, Amministratore Delegato di BioCarbon Engineering ed ex ingegnere della NASA, ha avviato questo ambizioso progetto in risposta alla crescente deforestazione e impatto di questa sul cambiamento climatico. “Ho capito come mai le foreste si stessero svuotando così rapidamente ed ero confuso sul perché potesse essere così difficile rimetterli insieme”, sono le osservazioni espresse da Fletcher. Fino al punto di realizzare come il trapianto manuale – un lavoro lento, estenuante e caratterizzato da tempi biblici – fosse un enorme ostacolo. Contrariamente al trapianto manuale, che solitamente consente di piantare 3.000 semi al giorno, i droni possono arrivare a disperdere 36.000 semi al giorno. “Piantando i semi sulla scala presa in esame, possiamo davvero pensare a un significativo effetto a lungo termine”, ha affermato Fletcher.

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Lauren Fletcher, CEO della BioCarbon Engineering, compagnia emergente di Oxford che utilizza droni e APR modificati per fronteggiare la deforestazione e il cambiamento climatico (unreasonablegroup.com)

Guidati da immagini satellitari, i droni effettuano una scansione preventiva dall’area interessata, esaminandone biodiversità, topografia e potenziali ostacoli. Ogni drone spara quindi i baccelli nel terreno, coprendo 1 ettaro di terreno in 8 minuti, 150 volte più rapidamente rispetto ai metodi tradizionali oltre che da 4 a 10 volte meno costoso. Rispetto ai tradizionali metodi di semina aerea affidata ad aerei ed elicotteri, i droni vantano un tasso di successo più elevato, in quanto volano molto più in basso, spostano meno aria e riescono a funzionare in aree altrimenti inaccessibili. Ancora più interessante è il fatto che questa tecnologia possa essere facilmente scalata per coprire aree molto estese in brevi periodi di tempo.
Dopo aver dato inizio alle proprie attività commerciali a metà del 2017, la BioCarbon Engineering si è dedicata a progetti di riforestazione in Canada, Myanmar, Australia, Nuova Zelanda e nel Regno Unito. Attualmente è attiva in numerosi altri Paesi. E non è la sola: società come la statunitense DroneSeed stanno seguendo il suo esempio.

Benvenuti nella “restoration economy”

Uno studio del 2015 che per primo ha stimato le dimensioni della “restoration economy” negli Stati Uniti è giunto alla conclusione che questo mercato ha prodotto 9,47 miliardi di dollari di produzione economica diretta nel 2014, creando lavoro per circa 126.000 persone. Le nuove tecnologie potrebbero far lievitare queste cifre in modo esponenziale.
“Parlando in generale, le tecnologie stanno accelerando la velocità, le dimensioni e la portata dell’obiettivo di questo tipo di economia al massimo”. Esiste un notevole potenziale inutilizzato di “restoration economy” su larga scala, e investendo nella ricerca e sviluppando nuove tecnologie le società stanno iniziando a realizzare questo potenziale in diversi modi: ad esempio, consentono di piantare alberi rapidamente e a costi più bassi in terreni inaccessibili, migliorano i tassi di sopravvivenza delle piantine trapiantate, facilitano i flussi finanziari per le pratiche di ripristino e così via”, osserva Andrew Wu, assistente di ricerca presso il World Resources Institute, e autore di The Business of Planting Trees: A Growing Investment Opportunity, uno studio che esamina 14 imprese di successo nell’ambito della “restoration economy”.
Al momento, alcuni investitori ancora esitano ad offrire il loro sostegno: molte delle opportunità in questo settore (ma non tutte) richiedono orizzonti di investimento a lungo termine. Inoltre, questo mercato è relativamente nuovo e rischioso. “Un aspetto rilevante del settore del ripristino è la mancata registrazione di investimenti simili già esistenti. Essendo il settore relativamente nuovo, gli investitori potrebbero avere più difficoltà a misurare il risultato previsto degli stanziamenti e quindi tendere ad essere più conservativi nelle loro valutazioni”, secondo Wu.
La buona notizia è che le iniziative di “restoration” funzionano, come ha recentemente annunciato il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Infatti il Global Landscapes Forum e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente stanno attualmente cercando il supporto dell’ONU per dichiarare l’avvio decennale di un ripristino degli ecosistemi 1021-2030. Oltre a questo, stanno prendendo piede iniziative come la Bonn Challenge, che stanno guadagnando terreno riunendo i diversi paesi con la volontà di guidare e coordinare insieme gli sforzi di riforestazione.

Immagine di copertina di: Nathan Anderson, Wikimedia

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Livia Formisani