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Oasi di vita

 By Abo (Abo.net)

La vocazione è quella di tutelare la biodiversità marina, trasformando l’area mineraria delle piattaforme offshore dell’Adriatico in un vero e proprio parco scientifico. Una sfida che Eni, in collaborazione con il CNR, l’ISMAR (Istituto scienze marine) e la Fondazione CETACEA, si è posta ideando il progetto Poseidon, che evoca la figura mitologica del grande dio greco del mare. Evita Comes e Alessandra Mina sono andate a vedere come funzionerà…

Poseidon sarà il primo progetto di parco marino in Europa a riutilizzare, a scopo scientifico e pubblico, le strutture offshore dismesse; il primo per l’alto contenuto tecnologico, la dislocazione e la grande capillarità di ricezione e trasmissione dei dati ambientali marini.

Il ripopolamento dei mari è da sempre una questione aperta per l’Adriatico, percepito, nell’immaginario popolare, come un “grande lago” o come un “mare morto”. In realtà questo mare, con i suoi fondali prettamente sabbiosi, ospita una varietà di specie molto ampia e diversificata; una popolazione che trova il suo habitat ideale nella parte sommersa delle piattaforme. Sembra incredibile, ma sotto gli impianti off shore nel corso degli anni si sono create delle vere e proprie oasi di ripopolamento della fauna marina e di protezione della biodiversità. Un fenomeno già noto al mondo della scienza e ai ricercatori, soprattutto americani, che su questo hanno prodotto studi autorevoli.

Jeremy Claisse e il suo gruppo di ricerca dell’Università della California, Santa Barbara e del team dell’Occidental College di Los Angeles sono arrivati persino a dichiarare che la popolazione marina, stanziatasi negli abissi delle piattaforme al largo della costa californiana, supera di gran lunga il numero delle specie animali che popolano le consuete zone costiere.

Tornando nel Mare nostrum, Poseidon si articola in tre sottoprogetti tra di loro correlati: EFOS, EBI e CTC dedicati rispettivamente alle piattaforme che verranno attrezzate per diventare stazioni di trasmissione di segnali, al monitoraggio della flora marina in transito attraverso sistemi sonar, alla raccolta e allo studio dei segnali inviati dagli animali portatori di ricetrasmittenti.

 

Guarda l’infografica interattiva sul funzionamento del progetto Poseidon

La prima fase di Poseidon, che consiste nell’avvistamento delle specie marine in transito nell’area, è già in essere, mentre è ancora in corso di discussione, ma ormai prossimo alla definizione, il progetto del parco marino.

Intanto nelle acque dell’Adriatico sta già iniziando la metamorfosi e le prime piattaforme si stanno trasformando in isolotti, distanti appena 16 Km dalla costa nel tratto di mare tra Rimini e Bellaria, proprio di fronte alle tradizionali spiagge delle vacanze di tanti turisti, non solo italiani. Il nuovo parco marino potrebbe diventare la meta prediletta di appassionati subacquei, sensibili ai temi della protezione di flora e fauna marina e affascinati dalla possibilità di vivere un nuovo rapporto con il mare in un contesto inesplorato.

Le attività di ricerca del parco serviranno a prevenire l’estinzione di alcune specie protette, ma la speranza riposta in Poseidon è soprattutto quella di mantenere viva la “casa” che questi animali si sono scelti. La forza della vita è proprio questa: rinascere dove meno ce lo aspettiamo, anche nei luoghi più imprevisti, come le piattaforme petrolifere.

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