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La rete (elettrica) che sostiene il mondo

 By Eniday Staff

Facciamo un esempio concreto, quello dell’acquedotto: l’acqua viene captata da una sorgente, viene incanalata e sommata ad altra ancora, proveniente da punti di prelievo disparati, fino ad avere una portata sufficiente per le utenze alle quali è destinata

L’acqua scorre in una direzione precisa e il flusso non si può invertire; quella di Roma viene dal fiume Peschiera oppure dal lago di Bracciano o dalle sorgenti del Farfa, e arriva nei rubinetti delle case, nelle fontanelle per strada, nei bagni e nelle cucine, perfino in qualche industria che non si rifornisce presso una fonte idrica meno costosa come può essere un fiume o il mare. La freccia dell’acqua ha sempre quell’unica possibile direzione; nessun utente può mettere acqua nell’acquedotto. Ora prendiamo le reti di trasmissione e distribuzione dell’elettricità. Per molti decenni esse hanno funzionato esattamente come gli acquedotti: dalle centrali di generazione, l’energia elettrica veniva generata, portata ad alta tensione, incanalata nella rete, poi trasformata a tensioni via via sempre più basse fino agli usi finali. C’era una gerarchia, come “un albero, i suoi rami e le foglie”. Oggi non è più così. Di nuovo un esempio: l’energia elettrica generata da una centrale, per restare nell’ambito dell’acqua da una centrale idroelettrica, viene immessa in rete insieme ad altra energia, proveniente da molte centinaia di altre centrali grandi e piccole e, insieme a quella generata da molteplici punti di produzione per lo più fotovoltaici d’uso domestico, che rilasciano alla rete di distribuzione l’energia in esubero rispetto ai loro consumi. Non più un albero con i suoi rami e le foglie, bensì, per usare una definizione coniata con inconsapevole preveggenza dal celebre filosofo francese Gilles Deleuze, una sorta di “rizoma” (che in natura permette alle piante di riprodursi in condizioni avverse), un sistema di connessione non più verticale bensì orizzontale, che vede nodi di collegamento via via sempre più grandi, senza una direzione prestabilita dei flussi, fino al grande nodo centrale e vitale del dispacciamento. Oggi, chiunque possieda un impianto fotovoltaico sul tetto di casa, contribuisce, per piccola che sia la sua produzione, al grande flusso interconnesso dell’elettricità. Il mutamento è stato determinato essenzialmente dall’avvento della cosiddetta “generazione distribuita”, da quegli impianti fotovoltaici, da decine di migliaia di pale eoliche di ogni dimensione e di generatori a biomasse sparsi per tutto il Paese, da migliaia di piccoli impianti idroelettrici ad acqua fluente.

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Chiunque possieda un impianto fotovoltaico sul tetto di casa contribuisce al grande flusso interconnesso dell’elettricità (Community HousingWorks)

Il nuovo volto della rete elettrica

Un diverso disegno delle reti elettriche ha dunque permesso di rispondere ad una delle difficoltà introdotte dalla diffusione delle fonti rinnovabili. Ed è sensato chiedersi se una ulteriore evoluzione dei sistemi di connessione possa risolvere anche un’altra grande difficoltà: quella della non programmabilità della generazione da rinnovabili fotovoltaiche ed eoliche. Ancora un esempio: sono le 21:00 di un giorno molto afoso di fine luglio, siamo a Madrid e lungo le coste delle Asturie non tira un alito di vento, mentre il sole tramonta condannando il fotovoltaico ad esaurire le sue forze. Ma sul Mare del Nord le pale eoliche stanno girando a buon ritmo, mentre i pannelli fotovoltaici dei finlandesi hanno ancora un paio d’ore di sole da regalare alla rete elettrica. Domanda: si può portare l’energia elettrica dalla Finlandia alla Spagna, dall’Egitto alla Russia, magari dal Canada al Messico o viceversa? Se si realizzasse una rete elettrica planetaria i problemi della generazione da rinnovabili sarebbe in buona misura risolti? Stando alla letteratura disponibile, si potrebbe azzardare una risposta positiva. La stessa agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile stilata dalle Nazioni Unite parla di global grid e la Cina ha posto lo sviluppo delle reti tra le priorità del progetto delle nuove vie della seta. Ma è davvero fattibile? Sul lato del fotovoltaico il margine di compensazione tra aree geografiche diverse è limitato a qualche ora (a Helsinki a fine giugno il sole tramonta alle 22 e 50, a Tunisi alle 19 e 40), pena rivolgersi all’altro emisfero, mettendo in campo connessioni di lunghezza davvero straordinaria (e più lunga è una linea elettrica maggiore è la resistenza elettrica offerta dal conduttore e quindi maggiori sono le perdite). Diverso il discorso sull’eolico. Uno studio condotto dall’Università di Liegi, ad esempio, ha mostrato che quando il vento si dimentica delle coste europee del Nord-Ovest, quelle francesi, britanniche e irlandesi soprattutto, soffia spavaldo e costante lungo le coste meridionali della Groenlandia e spazza ogni nuvola dall’Islanda. Un cavo sottomarino da quelle regioni all’Europa continentale potrebbe bilanciare il sistema. Lo stesso nell’Africa del Nord, dove i venti si fanno più intensi d’estate, proprio quando nell’Europa mediterranea tendono a poltrire. Ma non basta, una interconnessione elettrica su vastissima scala, senza gli sprechi connessi con la resistenza dei conduttori, permetterebbe anche di equilibrare le curve di carico in funzione degli orari: potremmo utilizzare l’energia rinnovabile prodotta in eccesso e a basso costo nelle ore vuote in Europa, diciamo tra mezzanotte e il primo mattino, per utilizzarla in Asia centrale, dove sono 6-7 ore avanti a noi.

Un mondo sempre più connesso e sostenibile

Da un punto di vista tecnico nessun ostacolo si frapporrebbe alla realizzazione di una rete enormemente più “magliata” di quella che abbiamo ora. E in effetti in quella direzione si stanno muovendo molti paesi: sono in corso di sviluppo studi di fattibilità per connettere Cina, Giappone, Corea e Russia. Altre ricerche sono in corso per collegare l’Australia, che dispone di un potenziale fotovoltaico gigantesco, con le Filippine, la Malesia e l’Indonesia. Più nel concreto e più vicino a casa nostra: la nuova linea tra Francia e Inghilterra sarà attivata entro il 2020, più in là ne sarà realizzata una tra Bretagna e Irlanda e tra Scozia e Islanda, mentre sono in fase di progettazione una connessione tra Grecia, Cipro e Israele ed un’altra tra Portogallo e Marocco. Insomma: una opportunità da esplorare e da sfruttare a fondo. Sapendo che non esiste mai una ricetta capace, da sola, di guarire tutti i malanni. Per molti decenni ancora dovremo saper trarre profitto da tutte le fonti di energia disponibili, soprattutto da quelle che presentano un più contenuto impatto ambientale.

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