Technology

#SafeBack, ritorno al sicuro

 By Mariangela Chianese

Quando l’innovazione chiama, i maker rispondono. L’hackathon di Roma, la maratona di informatici, ingegneri e creativi con protagonista la sicurezza ha regalato tante emozioni. Soprattutto al team vincitore, sei ragazzi giovanissimi che volano al Mit di Boston, cuore dell’innovazione mondiale, grazie al loro progetto: un sistema di wearable technolgies in grado di rilevare parametri biometrici e posizionamento degli operatori, comunicando al server dati statistici in tempo reale…

L’entusiasmo si annusava già dall’apertura dei cancelli di via Reggio Emilia. Parlo quasi di elettricità, di quel sano entusiasmo tipico degli eterni ragazzi, di coloro che, a prescindere dall’età anagrafica, non si accontentano di vivere nella propria comfort zone, ma cercano continuamente nuove sfide.

È qui, sotto il cielo multicolor del Macro, il museo di arte contemporanea di Roma, location d’eccezione del Big Hack, che le storie di sei ragazzi Simone, Lorenzo, Mohamed, Fabrizio, Eleonora e Remus si sono incrociate rispondendo alla grande sfida lanciata da Eni: minimizzare il rischio di incidenti e infortuni al personale che lavora in ambito industriale, soprattutto nelle attività ad elevato rischio. Sono il gruppo più giovane ed eterogeneo di questa maratona di oltre 24 ore, non solo informatici, ma anche esperti di marketing e creativi e hanno vinto l’ambito premio offerto da Eni: un viaggio di cinque giorni al Mit, Massachusetts Institute of Technology di Boston.

“Basta scappatoie, bisogna mettere il lavoratore nelle condizioni di dover rispettare le regole di sicurezza” commenta Simone, con piglio da vero leader.

Parole che, pronunciate da un ragazzo di diciotto anni, risuonano ancora più ambiziose e ricche di significato, mentre con una mano salda e con l’altra programma.

“Stiamo progettando qualcosa di facile da indossare, non invasivo, che soprattutto non pesi, continua Lorenzo, pensiamo a un sistema di wearable technologies in grado di rilevare parametri biometrici e posizionamento degli operatori, comunicando al server dati statistici in tempo reale”.

E poi ci sono le gambe che si muovono a ritmo, un po’ per contenere la pressione, un po’ a voler scandire i secondi che passano. I tempi di realizzazione sono quelli del web. Rapidi, snelli e quasi immediati.

“La difficoltà principale è la velocità. Il tempo non è mai abbastanza. Non abbiamo neanche mangiato, ma il pacco di biscotti che ho portato da casa lo abbiamo divorato” racconta Simone.

I sei ragazzi vincitori dell'Hackaton...
...e l'adrenalina contagiosa del Big Hack!

Caratteristica principale di un hackathon, infatti, è la durata limitata per realizzare il progetto, riducendo sensibilmente i tempi di realizzazione.

Fabrizio è nato in Ecuador, vive in Italia da 25 anni, è un visual designer e sembra poco interessato al premio: “Il mio obiettivo principale è condividere idee, lavori, progetti, prendere contatti. Sono questi i motivi principali che mi hanno spinto a partecipare all’esperienza maker”.

Mohamed, invece, arriva dalla Costa d’Avorio e studia ingegneria meccatronica a Padova, prende in giro i colleghi, smorzando i momenti di tensione: “Ragazzi, calmi, abbiamo il sole in faccia da 24 ore, la luce dei monitor disseminati sui tavoli di lavoro!”.

“Ci siamo conosciuti qui e questo ha rappresentato sicuramente un valore aggiunto. Ci siamo trovati con delle idee tutte diverse, ma grazie a un lungo momento iniziale di dibattito, siamo riuscite ad integrarle e creare qualcosa di buono. Di utile”, spiega Eleonora. “Il nostro obiettivo, la interrompe Remus, è rieducare il comportamento dei lavoratori, utilizzando l’enormità di dati raccolti, come una scatola nera, per capire le zone d’ombra e riuscire a definire delle attività mirate”.

E poi c’è l’incredulità di un figlio che a fine serata, dopo la premiazione si nasconde in un angoletto, sperando di non essere ascoltato: “Mamma ho vinto.  Ho vinto un viaggio al Mit. Non ci credi? Venerdì parto. Sì, mamma, lo giuro, non sto scherzando”.  Con la voce spezzata tra l’euforia e un pizzico di commozione. “Mamma io ci rimango al Mit”.

Ecco, sono proprio questi i valori nobili, forse la parte migliore del web, che rendono gli hackathon un’occasione importante per sviluppare idee, lavoro, creatività e collaborazione.

informazioni sull'autore
Mariangela Chianese
Web & Digital Communication Specialist at Eni