Technology

Una felce inesauribile

 By Pietro Galvagno

Sorprende, come la natura possa sempre ispirare l’uomo. La tecnologia impara dalla geometrica e perfetta struttura frattale delle foglie. È il caso della ricerca della RMIT University sui supercondensatori applicati all’energia solare. Una svolta che potrebbe cambiare il mondo dell’energia rinnovabile…

Quando si pensa alla tecnologia e all’ energia rinnovabile, si immagina un connubio perfetto. Negli ultimi anni, le tecnologie applicate alle rinnovabili hanno condotto a una rivoluzione che, tutt’ora in corso, rende sempre più sostenibile la nostra presenza sulla Terra.

L’energia rinnovabile, derivante da fonti inesauribili (sole, vento, acqua, biomasse, geotermia ecc.) presenta, rispetto a quelle tradizionali, vantaggi importanti per quanto riguarda gli aspetti ambientali, economici e sanitari. Tuttavia l’energia prodotta attraverso l’utilizzo delle rinnovabili, presenta dei limiti che si possono inserire, principalmente, in due macro-categorie: ingombranti strutture (se pensiamo agli impianti grid-connected), o bassa resa in termini di potenza (ci riferiamo, per esempio, agli impianti stand-alone). Nonostante i numerosi studi e le ricerche, che hanno interessato lo stoccaggio e il risparmio di energia solare, la questione non ha trovato una soluzione efficiente in termini di prestazioni e benefici. Il grande limite degli accumulatori di energia è l’autonomia!

Da una recentissima ricerca della RMIT University, pubblicata su Scientific Reports, la svolta! L’Università ha sviluppato un prototipo di elettrodo in grado di auto-ricaricarsi sfruttando energia solare. Diventa possibile, quindi, pensare di poter ricaricare senza elettricità piccoli dispositivi tecnologici, come tablet e smartphone. I ricercatori si spingono oltre e immaginano, in un futuro non certo lontanissimo, di poter applicare il loro lavoro in campi sempre più vasti, arrivando persino ad alimentare con la loro tecnologia autovetture o case. La ricercatrice Litty V. Thekkekar e il professor Min Gu hanno realizzato dei supercondensatori attraverso i quali  è possibile aumentare la capacità di immagazzinamento di energia fino al 3000%.

Pattern della foglia di felce, ingrandita al microscopio

Musa ispiratrice di questa ricerca, l’osservazione delle strutture frattali che si trovano in natura, da quella dei fiocchi di neve alla spirale dei cavoli, anche se la chiave di volta è stata l’osservazione della struttura delle foglie della felce. La particolare struttura delle foglie di questa pianta, infatti, permette di raccogliere perfettamente ogni singola goccia d’acqua. I due ricercatori hanno riprodotto su grafene il pattern delle foglie, ottenendo cosi degli ottimi e performanti accumulatori di energia. Questa particolare conformazione permette, infatti, di raccogliere l’energia in tutti gli spazi possibili dell’accumulatore, aumentando di circa 30 volte la capacità di conservazione dell’energia e rendendo minime le dispersioni.

Quella delIa RMIT University è ancora una ricerca d’avanguardia, ma esperimenti di questo tipo riescono a farci immaginare un futuro, ormai non troppo lontano, in cui si potranno avere sistemi di stoccaggio solare sottili, flessibili e ad alta capacità che, iniziando da piccoli dispositivi, potranno essere utilizzati per fornire energia a strutture sempre più imponenti.

LEGGI ANCHE: Scusate l’anticipo di Eniday Staff

informazioni sull'autore
Pietro Galvagno
Ha conseguito una laurea magistrale in comunicazione d'impresa, pubblica e pubblicità. Ama viaggiare, il cinema e il buon vino.