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Spazio, ultima frontiera

 By Gabriella Galloro

Un ambiente estremo, arido e polveroso, con una temperatura che oscilla tra i -120 e i +25°C. Benvenuti su Marte, il pianeta rosso che tanto ha affascinato e affascina scrittori e registi: dai maledetti marziani di Isaac Asimov del 1952 fino ad arrivare all’ultimo film di Ridley Scott (solo per citarne uno) con Matt Damon, The Martian, uscito nelle sale cinematografiche l’anno scorso. Ma se volete andare davvero su Marte, venite con noi…

“Che lavoro facciamo?” “Contribuiamo a sviluppare un trapano per Marte!” Così ci hanno risposto Antonio Terribile e Indrigo Dennis, i due ricercatori di Tecnomare che da anni lavorano per la missione spaziale ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea. E tra una spiegazione tecnica e un aneddoto divertente, mentre commentiamo Samantha Cristoforetti che sulle pagine di Repubblica parlando di Marte diceva: “Se si potesse, partirei”, loro rispondono: “sviluppiamo un robot proprio per non doverci andare noi!”.
In effetti, se pensiamo alle condizioni sul pianeta rosso certo un viaggio non appare così allettante: la temperatura varia dai -120 °C ai +25°C, l’atmosfera è rarefatta ed irrespirabile, il territorio è arido e polveroso. Un ambiente molto poco ospitale per l’uomo… ma anche per il nostro robot che su Marte ci va per lavoro.

“Che lavoro facciamo?” “Contribuiamo a sviluppare un trapano per Marte!”

Le difficoltà, ci raccontano, si incontrano già alla partenza. L’apparecchiatura, infatti deve resistere alle vibrazioni del lancio, equivalenti a 50 volte l’accelerazione terrestre. Per questo motivo il modello di qualifica (che non è ancora quello che partirà) è stato sottoposto alla prova su di una tavola vibrante, per poi essere trasferito a una camera termica, che simula l’atmosfera di Marte.

Superata la fase di test, Antonio e Dennis sono passati al modello di volo. I piccoli pezzi di alluminio, acciaio e titanio che formano il “trapano spaziale” quel territorio così alieno nel 2020 lo visiteranno davvero, con un compito ben preciso: trapanare il suolo alla ricerca di tracce di vita.

Detto in parole semplici, la particolarità del trapano, posizionato su un rover insieme ad avanzate strumentazioni di laboratorio, è quella di essere in grado di cambiare le punte automaticamente e di aggiungere pezzi di prolunga fino a ottenere la profondità desiderata di due metri. Una volta ottenuti i campioni di terreno, questi saranno analizzati immediatamente in loco per tentare di trovare organismi che siano sopravvissuti alle radiazioni cosmiche e ai raggi ultravioletti.

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Le condizioni in cui i ricercatori di Tecnomare stanno lavorando sono degne di un film di fantascienza. Per ridurre il numero di motori e semplificare il controllo, infatti, si sono dovuti pensare per il trapano spaziale meccanismi al tempo stesso complessi e affidabili, in grado di resistere alle vibrazioni, all’importante escursione termica e alla polvere (che potrebbe bloccare gli ingranaggi). Tutte le parti vengono montate in ambiente protetto, in quella che viene in gergo chiamata “camera bianca”. I pezzi montati devono essere sterili e privi di polvere. Per questo motivo l’aria che entra nel laboratorio deve passare attraverso un filtro in grado di eliminarla.

Per non incorrere nel rischio di portare su Marte materiale contaminato da tracce terrestri, inoltre, tutti coloro che lavorano nella camera bianca devono vestirsi da ‘chirurgo’, con camice, cuffia, maschera e indossare due paia di guanti sterili, due perché in caso che se ne rompa uno, c’è sempre l’altro… ma considerato che alcuni dei pezzi da assemblare sono grandi poco più di un millimetro, dobbiamo riconoscere che i tecnici della squadra sono stati scelti oltre che per la bravura anche per la pazienza…

Tutte le parti vengono montate in una “camera bianca”

Ma se durante la missione venissero trovate tracce di vita su Marte, che succederà? Antonio Terribile e Dennis Indrigo sono già al lavoro per la futura missione dell’Agenzia Spaziale Europea: Mars Sample Return.

In particolare stanno sviluppando la tecnologia del biocontenitore ermetico che dovrà riportare sulla terra il campione della terra marziana. Una nuova sfida, perché questa in contenitore dovrà essere ultra-sicuro per prevenire ogni rischio di contaminazione delle biosfera terrestre con organismi incogniti provenienti da Marte.

Una storia che solo così già si presta a dare vita a nuovi copioni e set cinematografici, ma che a noi di Eniday farà aspettare con ancora più trepidazione ExoMars 2020. Perchè anche noi già pensiamo alla prossima storia da raccontare, al prossimo viaggio da fare… magari con un campione di suolo proveniente da Marte.

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informazioni sull'autore
Gabriella Galloro
Vivo in un mondo di colore, tra fantasy e fantascienza, con un occhio alla realtà. E lavoro nella Media Production Eni.