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Titano ci parla della Terra

 By Eniday Staff

Chissà che cosa ne direbbe Christiaan Huygens, il fisico, matematico e astronomo olandese, giovane ammiratore e amico epistolare di René Desacartes, che per primo la scoprì, il 25 marzo 1655, con un semplice e certo non molto luminoso cannocchiale da 57 millimetri di diametro per 300 di focale…

Titano, la più grande delle lune di Saturno, verrà infatti perlustrata con uno strumento finora mai utilizzato nelle spedizioni spaziali: un drone con i colori della NASA. Così che un marchingegno inventato per fini militari, dall’osservazione alle aggressioni incognite, dopo essere diventato perfino un giocattolo da spiaggia, subisce una nuova trasformazione per offrire, con le tecnologie più raffinate, una messe di informazioni altrimenti impossibili da raccogliere. La sonda Cassini-Huygens aveva fornito molti dati su Titano, prima posandosi sulla superficie di Saturno, il secondo, per mole, dei pianeti del sistema solare, avido di satelliti (nessun altro ne ha così numerosi, ben 62 tra grandi e piccoli e piccolissimi) rilevando via radar, dettagli sulla conformazione del suo grande satellite. Poi, tra il 2004 e il 2010, sorvolandolo da vicino. Infine, nel 2005 atterrando (anzi, no: “attitanando”, bisognerebbe dire, non senza qualche difficoltà di pronuncia). Ora se ne saprà ancora di più, su questo strano corpo celeste che sembra replicare quello che la Terra è stata qualche miliardo di anni fa.
Titano presenta dimensioni ragguardevoli, con un diametro medio di 5.150 km(quello della Terra è di 12.742 km, quello del nostro satellite, la Luna, è di 3.474). La sua superficie è davvero gelida, con una temperatura media pari a quasi -180 °C, poiché il Sole lo irraggia nella misura dell’1% circa, rispetto a quello che fa con la Terra da cui è dieci volte più lontano.

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Immagine di Titano realizzata assemblando le foto realizzate dalla sonda Cassini (NASA)

Un satellite un po’ roccia un po’ mare

Con una superficie prevalentemente liscia, con pochi crateri da impatto e, probabilmente, quasi nessuna attività sismica e vulcanica recente capace di erigere vere montagne di roccia e aprire spaccature vertiginose, Titano è fatto di ghiaccio, d’acqua e roccia e dispone di un’atmosfera che dovrebbe assomigliare a quella della Terra quando era nata da poco: 95% azoto (78% per la Terra oggi) e 5% di metano ed etano (quasi assenti sulla Terra che preferisce farci respirare con il 21% di ossigeno). Risultato: metano ed etano la fanno da padrone, occupano il posto che a casa nostra è dell’ossigeno quando si lega all’idrogeno, per cui ci sono venti e piogge, ma certo non d’acqua, bensì di gas liquefatti dalla bassissima temperatura, che vanno poi a formare laghi e depositi, soprattutto intorno ai due poli di rotazione. La sua struttura interna, in base alle rilevazioni spettrografiche che si sono potute finora effettuare, dovrebbe essere stratificata, con un nucleo roccioso, probabilmente ormai del tutto raffreddato, ricoperto da coltri successive, costituite da diverse forme cristalline del ghiaccio d’acqua e forse da una spessa camicia di acqua liquida con disciolti, in elevata densità, sali di zolfo, di sodio e di potassio. Una sorta di grande oceano, quindi, tra la crosta ghiacciata e il nocciolo roccioso, la cui composizione assomiglierebbe a quella del Mar Morto.

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La struttura interna di Titano (NASA)

La missione di Dragonfly 

Ma che cosa spera di scoprire il drone della Nasa? Dragonfly, questo è il suo nome, sarà lanciato nel 2026 e sorvolerà le montagne di ghiaccio, i laghi di metano e gli oceani di gas liquefatto. Durante i suoi voli, il drone, che avrà le dimensioni di una piccola automobile e porterà a bordo sistemi automatizzati di prelevamento e di analisi di campioni liquidi e gassosi, cercherà di formulare l’esatta composizione dell’atmosfera che avvolge il satellite di Saturno. E, soprattutto, cercherà l’eventuale conferma degli indizi che la sonda Cassini-Huygens sembra avere raccolto durante le ultime settimane di attività su Titano: la presenza di sostanze che potrebbero portare alla formazione di composti organici.

Il drone Dragonfly: come si fa a far atterrare un quadcopter su Titano?

L’ipotesi è che l’esposizione dell’azoto e del metano, alla sia pur flebile luce solare e al campo magnetico generato da Saturno, possa su Titano innescare fenomeni chimici tali da indurre la formazione di composti più complessi. Si tratterebbe di catene con carica elettrica negativa che potrebbero contenere carbonio. In qualche sorta, si vorrebbe scoprire se, in presenza di azoto e metano, ancorché con temperature poco confortevoli, si possono formare composti organici prebiotici. Se si troverà conferma, l’enigma dell’apparizione della vita sulla Terra potrebbe trovare una soluzione: Titano assomiglia al nostro pianeta quand’era ancora in fasce e, misteriosamente, vide la comparsa dei primi vagiti di ciò che, nel corso di molti milioni di anni, avrebbe portato al nostro mondo di oggi, con la sua pressoché infinita variabilità vitale.

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