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I misteri degli abissi

 By Nicholas Newman

Nicholas Newman racconta il boom nell’utilizzo dei droni subacquei da parte delle grandi aziende oil&gas per attività di monitoraggio, manutenzione e produzione offshore, ma anche da parte delle marine militari per compiti di sorveglianza e sicurezza dei mari… 

I droni marini — e in particolare i droni subacquei — vengono utilizzati in moltissimi contesti e si stanno dimostrando fondamentali nell’assistenza ai lavori di costruzione delle piattaforme petrolifere offshore; inoltre stanno aiutando gli archeologi subacquei nella ricerca di relitti scomparsi e città sommerse. Mentre i registi cinematografici li utilizzano per girare scene spettacolari ambientate sott’acqua.

Sempre più spesso i veicoli subacquei senza pilota (UUV) si fanno carico dei lavori più complicati e pericolosi, come la creazione di mappe, il monitoraggio ambientale, la raccolta di campioni di acqua, il pattugliamento dei porti e l’individuazione di mine marittime per rendere il mare uno spazio più sicuro. Possono essere comandati a distanza (ROV) da una persona che si trova in un centro di controllo a molti chilometri di distanza o essere veicoli subacquei autonomi (AUV) e, ancora più interessante, veri e propri robot subacquei.

Il Clean sea di Eni

Il mercato dei droni

Si stima che il mercato globale dei veicoli subacquei senza pilota (UUV) valesse 2,29 miliardi di dollari nel 2015 e si prevede che possa raggiungere i 4 miliardi di dollari  nel 2020. I driver che spingono per un loto utilizzo sempre più massiccio sono: la crescita nella produzione di petrolio e gas da piattaforme in mare aperto, le preoccupazioni per la sicurezza marittima e la necessità di raccolta dati e mappatura dei fondali oceanici, oggi “scoperto” al 95 per cento. I principali clienti nel mercato dei droni subacquei sono dunque le società petrolifere e, naturalmente, le marine militari.

Le società petrolifere

I ROV sono fondamentali per la ricerca e la produzione offshore di petrolio e gas. Un ROV essenzialmente è un robot subacqueo che consente all’operatore del veicolo (Pilota del ROV) di portare a termine compiti in aree che sono spesso troppo profonde o troppo pericolose per i subacquei. Ad esempio i ROV vengono utilizzati per ispezionare le trivelle sottomarine, monitorare gli oleodotti, effettuare la pianificazione in loco per le indagini sismiche, effettuare le indagini ambientali e le attività di gestione delle bonifiche in caso di sversamento in aree ambientalmente sensibili.

Oltre all’utilizzo che ne sta facendo Eni con il Clean sea, come visto nel video precedente, anche altre compagnie petrolifere si sono attrezzate. Ad esempio Total nel giacimento di gas in alto mare Laggan Tormore, a nord ovest delle isole Shetland. Qui le complicate condizioni di lavoro dovute alle forti tempeste invernali, unite alle temperature bassissime dei fondali, hanno reso essenziale l’utilizzo di ROV. La società Specialist Subsea Services (S³) di Aberdeen sta invece utilizzando dei ROV equipaggiati con sonar, magnetometri, una fotocamera, un braccio meccanico, strumenti per campionare le acque e diversi strumenti di misura, il tutto gestito tramite un cavo da una nave in superficie in modo da installare un sistema di produzione subacqueo semiautonomo a 600 metri di profondità.

Osiris Marine

 

I droni della marine militari

I droni subacquei vengono utilizzati anche per il pattugliamento dei porti, per l’individuazione di mine e come “occhi” per monitorare il traffico marino. Uno dei tanti progetti della marina statunitense prevede lo sviluppo di droni per il pattugliamento subacqueo che possono operare in immersione per lunghi periodi. Anche se, per ora, la flotta di droni subacquei è suscettibile di problemi di comunicazione in tempo reale, non solo a causa degli effetti di distorsione causati dall’acqua marina ma anche per i numerosi ostacoli che il drone deve evitare. Tutti problemi di comunicazione che la US Navy spera di risolvere nel corso di quest’anno, incrementando la permanenza sott’acqua fino a 70 giorni.

I droni subacquei low cost

Anche lo sviluppo di droni subacquei a basso prezzo di fascia “consumer” costituisce un trend relativamente nuovo. Con un costo che parte da 1.000 dollari possono essere acquistati da una vasta platea di clienti fra cui piccole imprese, ricercatori, subacquei dilettanti e persone che vogliono solo possedere e usare un drone. Come le controparti più costose, anche i droni consumer possono essere divisi in due categorie: veicoli subacquei comandati a distanza (ROV), che sono controllati in remoto da un operatore umano, e veicoli subacquei autonomi (AUV), che operano senza la necessità di un input umano diretto. Attualmente vengono commercializzati due prodotti di questo tipo: open ROV e iBubble.

"L'autonomous camera" sottomarina di iBubble

OpenRov

Sono stati venduti quasi 3.000 kit di montaggio del drone subacqueo low-cost openROV. Dopo il montaggio è possibile far navigare il drone sotto la superficie di fiumi, laghi e mari. La prima versione è collegata da un cavo sottile e controllata usando un software che gira su un tablet o uno smartphone. Una nuova versione, il Trident, è disponibile dallo scorso Natale a un costo di 1.499 dollari. Raggiungerà una velocità massima di quattro nodi in immersione e sarà dotato di una telecamera ad alta risoluzione e di un sistema di illuminazione potente come i fari di un’automobile. Sarà comandato tramite una boa con collegamento wireless e così potrà operare a una maggiore distanza dalla costa.

iBubble

iBubble è destinato agli appassionati di immersioni che preferiscono vedere il mondo attraverso la propria maschera senza avere il fastidio di portare con se una macchina fotografica. iBubble è un “drone subacqueo intelligente, facile da usare e completamente autonomo” che permette di portare una fotocamera dove non era mai arrivata. Viene comandato tramite un braccialetto compatibile. La forma idrodinamica di iBubble gli consente di resistere a correnti fino a 3 nodi e di arrivare a una profondità massima di 60 metri. È possibile alloggiare all’interno dell’iBubble una fotocamera GoPro Hero 3. Volendolo fare navigare in modo autonomo e lasciare che fotografi da solo, iBubble può allontanarsi fino a 25 metri dal subacqueo.

Come spesso accade, i prodotti inizialmente sviluppati per l’utilizzo militare vengono riprogettati prima per l’utilizzo commerciale e poi per il più ampio mercato consumer. Un fenomeno, questo, che si ripropone per i droni subacquei.

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Nicholas Newman