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Tecnologia italiana su strada

 By Eniday Staff

Purtroppo è un’immagine ancora consueta: uomini che lavorano sulla strada un asfalto fumante, con spazzoloni neri di bitume, per colmare le buche della vecchia copertura del tappeto stradale scollato dal sottofondo…

Succede ogni volta che piove in metà delle città italiane e in altrettante strade secondarie, tra regionali e provinciali. Segno di una manutenzione non sempre adeguata che si somma alle piogge improvvise e intensissime e anche a un lavoro non sempre fatto a regola d’arte. Ci si abitua così a questa situazione un po’ precaria, soprattutto in molte regioni dove le risorse sono meno disponibili e il rimedio è quello di una volta: pala, secchio e spazzolone (e solo in quelle più virtuose l’autocarro). Così, fino alla prossima pioggia più intensa delle precedenti. E poi si ricomincia: altre buche, altri disagi e nuovi pericoli per la circolazione.
E pensare che l’industria italiana degli asfalti e dei bitumi è tra le più tecnologicamente avanzate ed innovative dell’intero panorama europeo. Ed è proprio qui, nel nostro Bel Paese – e chissà, forse proprio per le sue caratteristiche – che abbiamo inventato gli asfalti drenanti, quelli che assorbono lo smog, quelli che si illuminano di notte e quelli che attutiscono il rumore dei veicoli. E ancora: quelli colorati e anche quelli quasi indistruttibili.

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Le buche sono la conseguenza di una manutenzione non adeguata sommata a piogge improvvise e intense e a un lavoro non sempre fatto a regola d’arte

Un asfalto è (quasi) per sempre

L’ultima novità in materia – e assolutamente made in Italy – sono gli asfalti quasi eterni.
Il “quasi” è d’obbligo, soprattutto quando si parla di durata nel tempo. Soprattutto perché di eterno non esiste nulla – e nemmeno di indistruttibile – ma i tecnici della Iterchimica (un’azienda della provincia di Bergamo attiva da decenni nel settore) sembrano esserci andati molto vicino, mettendo a punto un nuovo asfalto dalle caratteristiche davvero particolari. Ovvero grazie all’aggiunta di piccole quantità di grafene, un materiale carbonioso che si presenta in strati mono o pluriatomici e che permette di realizzare pellicole sottilissime. In questo caso sono stati realizzati granuli di grafene di piccolissime dimensioni che, aggiunti anche in modesta quantità alla miscela dell’asfalto, permettono di aumentare la resistenza all’usura di più di due volte rispetto agli asfalti tradizionali. Con questa nuova tecnologia, è anche possibile riutilizzare quasi totalmente il vecchio asfalto ammalorato, quando viene fresato per rinnovare lo strato più superficiale, ottenendo in questo modo una riduzione dei costi e un grandissimo risparmio di materie prime e di energia.

Un vecchio amico

Un secondo caso importante ha invece la caratteristica opposta. In questo caso, però, nessuna novità, ma sicuramente decenni di servizio. È il caso dell’asfalto drenante, la prima grande rivoluzione nel campo delle coperture stradali, italianissima e diffusa su ormai gran parte della rete autostradale e in buona misura anche sulle altre principali arterie. Si tratta di un manto di asfalto molto più poroso di quello abituale, ottenuto con bitume modificato con opportuni polimeri, che permette alla pioggia di infiltrarsi negli strati inferiori della copertura e di raggiungere un sistema di raccolta che ne permette l’evacuazione al di fuori della sede stradale. In pratica: si viaggia su una superficie quasi asciutta e – almeno finché l’intensità della pioggia non supera certi limiti – niente nuvole d’acqua sollevate dai veicoli.

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Il manto drenante è una miscela di inerti, bitumi e polimeri caratterizzata dall'alta porosità (Estr4ng3d, Wikimedia)

Freddo e bitume

Un’altra importante innovazione è rappresentata dai bitumi trasportabili a freddo.
A mettere a punto questa tecnologia è stato Paolo Italia, ricercatore Eni, che per questo è stato insignito nel 2015 del premio Eni Award, conosciuto come il Nobel dell’Energia.
Grazie ad una intensa attività sperimentale in laboratorio, che ha portato al deposito di due brevetti, è stata effettuata una produzione sperimentale industriale di bitume modificato in lastre, adatte per la spedizione a freddo anche su lunghe distanze.
“La possibilità di gestire a temperatura ambiente le lastre di bitume modificato – spiega Paolo Italia – risolve e supera gli attuali limiti sulle distanze del trasporto in autobotte a caldo, e il conseguente degrado e la perdita di prestazioni. Questo innovativo prodotto permette un forte risparmio energetico durante il trasporto e l’immagazzinaggio, tutto a temperatura ambiente, mentre nel caso dei bitumi modificati tradizionali necessitano temperature anche prossime a 180°C. Inoltre, grazie alla sua particolare formulazione ad alto tenore di agenti modificanti, consente di ottenere, dopo diluizione con bitume standard sul posto di impiego, un bitume modificato con caratteristiche perfettamente in linea con quelle dei prodotti tradizionali a caldo, utilizzabile quindi per pavimentazioni stradali drenanti, fonoassorbenti e a lunga durata.
Infine – conclude Paolo Italia – la sua particolare formulazione consente la preparazione e la posa dell’asfalto a minor temperatura rispetto agli standard, con un ulteriore risparmio energetico”.

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La premiazione di Eni Award 2015 al Quirinale

Altri asfalti eccellenti

Un altro caso di asfalti tecnologici – che guardano anche alla tutela dell’ambiente – è quello dei rivestimenti mangia smog, asfalti integrati con ossidi di titanio che si legano ad alcuni inquinanti, quali gli ossidi di azoto e gli ossidi di zolfo.
E, per restare in tema ambientale, si devono poi segnalare due casi particolarmente rilevanti.
Il primo, è quello degli asfalti fonoassorbenti sui quali gli pneumatici generano meno rumore, realizzati con bitumi modificati con polimeri come nel caso degli asfalti drenanti.
Il secondo caso – che utilizza residui di smaltimento degli pneumatici – è quello delle polveri di gomma finissime che, aggiunte al bitume, permettono di ottenere un asfalto che migliora l’aderenza dei veicoli, riducendo il rischio di slittamenti soprattutto in caso di pioggia e contribuendo, in parte, anche alla riduzione del rumore dovuto al rotolamento degli pneumatici dell’autovettura.
Nell’ambito della sicurezza della guida, poi, sono stati anche studiati asfalti antighiaccio e asfalti luminosi. I primi contengono particolari sali minerali che abbassano la temperatura di congelamento dell’acqua che si infiltra nella parte superficiale della copertura. Mentre i secondi – messi a punto al Politecnico di Milano – contengono minuscoli frammenti di materiale vetroso che di notte riflettono la luce dei fari dei veicoli, facilitando la guida.
Infine – perché questo è il Bel Paese del colore e della moda – ci sono anche gli asfalti colorati.
Con l’utilizzo di leganti sintetici e di pigmenti adeguati si realizzano coperture dai colori anche sgargianti oppure – e più comunemente – nei toni della terra di Siena o dell’azzurro, con lo scopo paesaggistico di attenuare l’effetto del nero pece.

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